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mercoledì 28 aprile 2010

il cinefilo della domenica



Comincio col dire che non c'è niente di male ad esserlo, io non discrimino nessuno, nemmeno quello che non si perde un cinepanettone o un cinepasqualone. Ognuno vive le cose a modo proprio e come gli pare, io per esempio, sono una "della domenica" di molte cose. Una turista della domenica, una ciclista della domenica, una lettrice di fumetti della domenica, e tanto altro ancora. Ma cosa contraddistingue il cinefilo fake, dilettante, occasionale, da quello autentico?

- il cinefilo della domenica quando va al cinema sceglie il film sul giornale, su internet o direttamente alla multisala. Il cinefilo vero no, lui sa già cosa andare a vedere, a volte mesi prima e in taluni casi, anni prima. Il cinefilo conosce a menadito la programmazione cinematografica futura, presente e passata.

- il cinefilo della domenica quando sente un titolo di un film che disconosce, non chiede mai "di chi è?", ma "con chi è?". E se la risposta comporta una lista di nomi sconosciuti ripiega su qualcos'altro. Almeno un "Tom Cruise" qualsiasi ci dev'essere.

- se alla domanda "cosa ti piace?" la risposta è "il cinema" si controbatte con aria di sufficienza dicendo "si, e poi?", vuol dire che si ha davanti un cinefilo occasionale. Il soggetto in questione crede che il cinema sia più un "andare al cinema", così come "andare al bar" o "andare a fare due passi". Il cinema è un'arte complessa, ma lui non lo sa.

- il cinefilo occasionale è convinto che i gestori dei videonoleggi siano tutti surrogati di Morandini, quindi chiede pareri sui film da noleggiare fidandosi ciecamente.

- il cinefilo finto divide i film in tre grosse categorie: quelli da ridere, quelli da piangere e quelli di paura. Come se l'essere umano fosse un soggetto emotivamente limitato, e dimenticandosi che la sfera emotiva è dotata di infinite sfumature. E così è l'arte, quindi il cinema.

- il cinefilo tradizionalista, è una sottospecie del cinefilo della domenica. E' uno che guarda solo ed esclusivamente film italiani, ambientati in Italia, preferibilmente recitati da attori di fiction rai con accenti regionali. E' lo stesso che al ristorante tailandese di Londra chiede gli spaghetti alla carbonara. E' lo stesso che dice che mamma è la migliore cuoca del mondo, ed è lo stesso che poi chiama suo figlio Jonathan e sua figlia Sarah con l'acca finale.

- il cinefilo ecologico è un'altra sottospecie, ed è quello che vede solo documentari naturalistici o film "educativi". E' molto raro trovarlo.

- il cinefilo fracassone, altra sottospecie. E' quello che non si perde nessun film farcito di effetti speciali (soprattutto in 3d) e sonori spacca-timpani. Di solito è un ragazzino che vive in simbiosi con la PS3 e che non ha raggiunto la maggiore età, oppure un adulto non ancora cresciutissimo. In genere frequenta solo le multisale, mangia spesso da MacDonald, e ovviamente entra in sala con quantità industriali di popcorn e CocaCola.

- ma tornando al tradizionale cinefilo della domenica, altra caratteristica è l'insofferenza di fronte alle scene dove non ci sono dialoghi, oppure dove ce ne sono troppi e manca l'azione. Cominciano a muoversi insofferenti sulla poltrona, a sbadigliare, a mandare sms, o (peggio ancora) ad alzarsi per andare a prendere il famigerato pacchetto di patatine, quello che basta sfiorarlo per impedire al resto del pubblico di ascoltare i dialoghi. I poveri cinefili si trovano costretti così a seguire il resto del film leggendo il labiale degli attori e facendo "ssssssssh".

- il cinefilo della domenica è quello che si scandalizza con enorme facilità. Magari legge i dettagli della cronaca nera locale, o guarda quel programma porno che è Studio Aperto, però di fronte a scene di violenza e/o sesso, si copre gli occhi e commenta col vicino.

- il gruppetto di cinefili della domenica, li riconosci. Sono chiassosi, sono generalmente tutti accoppiati, quando ti passano davanti (o se ti si siedono vicino) scopri che si sono rovesciati addosso l'intero flacone di Acqua di Giò. Le donne sono in tiro e fresche di parrucchiere, gli uomini con la camicia e la panza. Sarebbe meglio chiamarli "cinefili del sabato sera" perchè è l'unico momento della settimana in cui si decidono ad andare al cinema. Non stanno zitti mai, durante i trailer parlano sempre dell'università dei rispettivi figli e non spengono il cellulare.

- altra prerogativa del cinefilo della domenica, è quella (di solito avviene al videonoleggio) di non considerare MAI nessun film prodotto prima dell'anno corrente, o al massimo, dell'anno scorso. Il film dev'essere "nuovo", perchè se è vecchio è fuori moda.

- il cinefilo della domenica compie le scelte del film in base al trailer e alla locandina. Entrambe devono essere fighe, altrimenti il film non lo vanno a vedere.

- il cinefilo paesaggista, altra interessante sotto-specie. E' quello che sceglie il film da vedere in base alla location, che dev'essere o esotica (di solito va forte Miami, o i deserti africani) o familiare/sentimentale (lo scorcio de Roma mia bella, la campagna lucana, il piccolo borgo umbro dove siamo stati st'estate...).

- il cinefilo della domenica, si alza dalla poltrona non appena "avverte" che il film sta per finire. Non aspetta manco i titoli di coda, come se avesse paura di non riuscire ad uscire dalla sala. E subito dopo commenta ad alta voce, dà giudizi in genere pecorecci.

Il cinefilo, invece, rimane seduto. Aspetta lo scorrere dei titoli, medita, non esprime pareri immediati. Deve digerire, deve assimilare, riflettere, capire, ponderare, e forse riesce a esprimersi dopo, più tardi. Spesso il giorno seguente. I film vanno metabolizzati, a volte sembrano non toccarci, poi inaspettatamente un giorno ricordiamo un'atmosfera, una piccola emozione, un'espressione di un volto che ci riporta alla pellicola che apparentemente non ci aveva entusiasmato. Il cinefilo i film se li deve dormire, mangiare, li deve rivedere. Non arriva mai al cinema in ritardo, piuttosto che vedere un film senza inizio rinuncia. Ha bisogno di un rito quasi zen prima di sedersi sulla poltrona di un cinema, soprattutto quando sa che sta per assistere ad un film importante, o atteso. Ci deve essere poca gente in sala, silenzio, la posizione dev'essere centrale e non troppo vicina. I trailer sono importanti, ma non fondamentali. Il cellulare si spegne prima, niente cibo, al massimo una bottiglietta d'acqua. Durante la visione non si parla, non si va in bagno, e si auspica in un'assenza di stacco tra il primo e il secondo tempo: le luci violente della sala irromperebbero spezzando la magia.

sabato 27 marzo 2010

Francesca e il pollice rosso




Devo potare le rose.
Devo trapiantare i fiori nei vasi.
Devo sistemare le aiuole.
Perchè il pungitopo non mette le foglie?
La forsizia è fiorita, però mi pare rachitica.
Il ciliegio ha le gemme.
Il susino è fiorito, che peccato dov'è messo non me lo godo.
Il prato sarebbe da tagliare (marito provvedi) però ci sono le margherite e un po' mi spiace.
Il gatto si arrampica sulla robinia spoglia, la rovinerà?
La siepe frontale stenta a crescere, mentre la photinia laterale è piena di gemme.
Quella strana pianta inglese che piantai per sbaglio due o tre anni fa, ha fatto morire l'alloro e sta soffocando il rosmarino...che faccio, la levo che fa dei meravigliosi fiorellini rossi?
Le rose appoggiate alle rete sono fottute.
Idem per quanto riguarda il gelsomino.
La magnolia a cespuglio ha le gemme, però mi ricordo che l'anno scorso in questo periodo era già fiorita.
Devo abbellire il pergolato con qualche rampicante.
Il melo mi piace moltissimo, è l'albero da frutto che più amo. Peccato che appena mette le foglie prende un virus che le fa accartocciare.
Il bosso è un po' giallino a causa del freddo. Spero.
I tigli del viale sul quale si affaccia il mio giardinetto sono ancora spogli, ma quando mettono le foglie ed i fiori sprigionano un profumo estasiante.
Devo imparare a piantare i bulbi.


Potenzialmente ed idealmente sarei un'ottima giardiniera.
(Intanto mi accontento della foto della mia pianta dai fiori rossi, non mi è venuta male..)

venerdì 12 febbraio 2010

Inadeguatezza


Il bello di avere figli è anche che allarghi sempre di più il giro delle conoscenze. Un gruppo di mamme fantasiose e piene di spirito di iniziativa (ovviamente io faccio solo la mascotte) hanno deciso di organizzare per il martedì di carnevale, una festicciola che coinvolge i bimbetti e i genitori. La riunione per decidere il da farsi, si è tenuta ieri sera a casa mia, cioè a casa della persona che meno si applica nell'organizzazione di festicciole e giochi creativi. Cioè a casa della mamma casinista, che guarda le case perfette delle altre mamme con profonda ammirazione e un briciolo di invidia, mentre pensa al casino di casa sua. Cioè a casa della mamma che non prepara le torte fatte in casa tutti i giorni, che non stira perfettamente tutto e che mette via i calzini infilandoli uno dentro l'altro. Cioè a casa della mamma più imperfetta in circolazione. Per l'occasione ho messo ordine, e il mio salotto era abbastanza presentabile. Ma appena le super-mamme sono entrate c'è stato un coro di "oooh com'è accogliente!". Io siccome c'ho una coda di paglia lunga quanto un treno, ho subito tradotto quell'accogliente come un "c'è disordine, la casa è vissuta, quindi è accogliente". E dentro di me ho pensato "eh eh eh, la dovevate vedere solo dieci minuti fa...".
La riunione m'ha messo ansia, già da subito. Chiedo se qualcuna vuole il caffè e le risposte sono state tutte negative, chi soffre di mal di testa, chi non tollera la caffeina la sera, chi ha smesso di fumare e non può sennò dopo viene voglia. Insomma caffè bocciato. Ho chiesto se qualcuna di loro gradiva un po' di tiramisù (fatto con le mie preziose manine) e mi sono sentita come se proponessi un etto di polvere bianca colombiana purissima. "Il tiramisù è veleno! E poi c'è il caffè!" Mi era balenata l'idea di offrire un drink, ma la genialata così come è arrivata si è presto dissolta. Se tanto mi da' tanto, dal momento che caffè e dolce sono Satana e Lucifero, posso immaginare cosa sia l'alcol! Una super-mamma era venuta col figlioletto più grande, un diavoletto di sei anni che continuava a torturare sua madre infilandole le mani gelate sotto il maglione. Per distrarlo, ma soprattutto, per trascinarlo via da quella tortura quasi inguardabile, gli ho proposto di scegliersi un libro dalla mia libreria. Lui si è preso "I Classici dell'Arte-Picasso" e l'ha cominciato a contorcere e lanciare in aria dicendo che era un elicottero. La super-mamma rideva, invece a me giravano i marroni.
La riunione si è svolta per il cinquanta per cento a parlare di episiotomia e per il quaranta a parlare di otiti infantilì. Mai mi sono sentita più ignorante. Mi si è aperto un mondo sulle otiti a me sconosciuto, un universo di antibiotici, di rimedi omeopatici e della nonna che non sospettavo potessero esistere. Mi sono state narrate cose incredibili, esami durante il sonno del bambino per vedere quanto e come respira, per esempio. Eh già, perchè poi l'argomento si è ampliato e sono passate ad approfondire tutte le branche dell'otorinolaringoiatria. E si meravigliavano del mio stupore che io manifestavo a più riprese con estrema ingenuità.
Tralascio i particolari su sull'episiotomia, per ovvie ragioni.
Nel rimanente misero dieci per cento del tempo, abbiamo parlato della festicciola. E' venuto fuori che le mamme dei maschietti portano un piatto salato, quelle delle femminucce un dolce (quelle che hanno sia il maschio che la femmina mi sa che fanno qualcosa di agrodolce), che i genitori devono essere mascherati anche loro (per dare l'idea ai bimbo dell'unione salda tra genitore e figlio anche nei momenti di divertimento) e che mentre le super-mamme organizzano giochi adatti ai piccoli, io mi occupo della musica. Eh già, perchè quando è arrivato il tanto temuto momento della divisione dei compiti, io sono andata di là a bere...non so organizzare giochi, lo ammetto. Ho la fantasia di una lumaca in letargo, so giocare con la mia prole così come giocano gli orsi quando si sdraiano uno sopra l'altro e si riempiono di coccole, ma non sono capace di organizzare giochi ragionati, collettivi, che stimolano la creatività e favoriscono lo sviluppo delle capacità sensoriali dei bimbi.
Devo solo fare un cd in formato mp3 e riempirlo di canzoncine adatte tipo zecchino d'oro, non ho manco tentato di dire alle super-mamme che a casa mia si ascoltano i Pink Floyd e Mozart.
La mia figura da mamma riuscita male l'avevo già fatta.

giovedì 4 febbraio 2010

TALLVIK


Ho visto diversi film di cui vorrei parlare, ma mi voglio un po' sfogare parlando di altro. E mi rivolgo agli uomini: dobbiamo fare chiarezza riguardo alcuni punti.
Allora, dovete sapere cari fratelli di sesso opposto, che noi femminucce figlie di Eva, non siamo sempre uguali. Mentre per voi l'attrattiva di un paio di belle tette è costante tutto l'anno, 365 giorni su 365, 24 ore su 24, per noi le cose non stanno così. Noi variamo, siamo esseri mutanti influenzati dagli stati ormonali. Riusciamo a cambiare umore, personalità e gusti più volte in un mese, addirittura più volte al giorno, perchè siamo influenzate dall'andamento e dalla concentrazione ormonale che a sua volta è influenzata dalla luna, dal clima, dall'inclinazione dell'asse terrestre, dal volo degli uccelli, dal censimento di Parigi, dall'andamento della borsa di Tokio, dal grado di acidità del piscio dei gatti e anche dalla lievitazione del pane. Ora, voi lo sapete questo, giusto? E allora perchè vi stupite tutte le volte che in fase pre-mestruale noi donne cominciamo a sclerare? Perchè vi stupite se in quei giorni vi guardiamo con sguardo assassino e piangiamo anche se abbiamo messo troppo zucchero nel caffè?
Purtroppo è successo che proprio in quella fase, io abbia deciso di prendermi la mattinata per andare all'Ikea con il mio dolce e paziente maritino. Obiettivi: il lampadario per la cameretta, le tende del bagno, una poltrona per l'angolo del soggiorno e giàchecisiamo il solito salmone marinato. A parte che il viaggio in macchina si preannunciava come una premessa per litigare. Già, perchè mentre io poeticamente facevo notare la rotondità delle colline punteggiate di romantici ulivi, mister marito mi parlava di massimi sistemi economici e di crisi finanziaria. Capisco che è il suo lavoro, ma non riuscivo ad evitare di sbuffare e alla domanda 'per caso ti annoio?' il mio sarcastico 'ma noooo! mi sto divertendo un sacco a sentire parlare di cose che odio' l'ha buttato un po' giù e si è chiuso in un silenzio tombale rotto solo da un 'ti devono venire le tue cose?'. Ecco, appunto. Da quel momento in poi le cose, direte voi, sono cambiate. Nel senso che il compagno maschio ha capito la situazione pericolosa in cui si trova la compagna femmina e ha adottato misure preventive e cautelative. Macchè...tutt'altro. Dentro Ikea ogni pretesto pareva messo lì per stuzzicare la precaria situazione emotiva della sottoscritta belva inferocita. Praticamente io volevo che lui si interessasse a oggetti diversi dai nostri obiettivi, senza un motivo preciso, ma perchè così, mi andava semplicemente di cazzeggiare. Invece lui con un rigore e una precisione che in quel momento ho detestato, si è attenuto alle spese preventivate e senza manco guardare gli infiniti oggetti interessanti che ci circondavano, si è diretto diligentemente verso le poltrone. Mentre osservava la gamma di poltrone e poltroncine dai nomi impronunciabili e dai colori improponibili (ce n'era una marrone con le fogliolone verdi che faceva venire i capogiri) io senza cagarlo di striscio (espressione toscana, concedetemela) mi allontanavo e facevo finta di non sentire quello che diceva.
io: 'Andiamo a vedere le candele e le stampe?'
lui: 'Ma non siamo venuti per la poltrona, il lampadario e le tende?'
io stizzita: 'E beh? Se io ho voglia di vedere le candele, che fai me lo impedisci?'
lui sarcastico: 'Hai ragione, in effetti a casa nostra manca qualche candela quà e là, e noi vogliamo che casa nostra somigli sempre di più a Brompton'
Passando tra i vari reparti, sono stata colta da amore a prima vista. Un lume rosso metallico, con il paralume foracchiato era in saldo. Per soli 14 miseri euri più lo sconto del 10% per i possessori della card Ikea Family poteva essere mio. 'guarda tesoro, che bello!' e lui 'Ma a che serve? Non fa neanche tanta luce'. Ecco, credo di essere diventata verde dalla rabbia. 'Si può sapere perchè voi uomini dovete sempre pensare che gli oggetti, soprattutto quelli che vanno a corrente elettrica, debbano per forza servire a qualcosa? Non possono esistere cose inutili che vanno a corrente elettrica? Non possono esistere cose inutili, ma belle?'. Il voiuomini m'era uscito dalla bocca proprio bene, ammetto, perchè so quanto lui odi quelle due parole messe insieme e non escludo che l'abbia detto solo per innervosirlo. Ma niente, mi risponde: 'Certo che esistono le cose inutili ma belle, il problema è che questa è inutile e brutta'
La strada dell'uscita è stata presa in silenzio e senza gli acquisti preventivati.
In serata le dighe si sono rotte, e il fiume rosso è finalmente stato libero di scorrere ed io sono ritornata in me, senza bisogno di esorcismo.
La sera a letto ho allungato i miei piedi freddi alla ricerca dei suoi, li ho trovati lì come sempre, caldi e disponibili.

Gli ho sussurrato all'orecchio un timido scusami.

Dimenticavo, il lume rosso C'E'! E' lì che troneggia in salotto sulla consolle. Mancano il lampadario, le tende, la poltrona e il salmone marinato, ma LUI c'è, ed è bellissimo si chiama TALLVIK!



lunedì 1 febbraio 2010

L'importanza di chiamarsi carta

Chi l'ha detto che devo recensire solo film? In teoria ci sarebbero milioni di cose da recensire, forse anche più importanti del cinema, i pannolini per bambini per esempio. Lo sapevate che i migliori sono i Pampers Baby Dry? Che poi sarebbero quelli classici con l'involucro verde acqua.
Ho deciso di dedicarmi alla carta igienica, che detta così può sembrare una faccenda abbastanza banale e noiosa. In effetti è molto difficile trovare la carta perfetta, quella che carezza soavemente e non arreca disturbo al tatto.
Comincio con la Tenderly Talco. Ho comprato la confezione da 12 rotoli e le conclusioni sono le seguenti: spessore sottile, soffice ma non molto vellutata (e questo è il maggior difetto e ne parlerò in seguito), trapuntatura a rombi, colore bianco, ottimo profumo di talco classico che rievoca ,appunto, i neonati e da' la sensazione del bisognino fatto dal bebè. Quindi è un bisognino santo. I rotoli hanno pochi strappi, quindi se siete dei consumatori folli e usate la carta igienica anche per pulire i vetri, è ovviamente sconsigliata. Consigliata invece, a chi come me la usa per struccarsi (ebbene si, non fate quelle facce schifate, ma è meglio una buona carta igienica, che quegli odiosi dischetti di cotone che inquinano e basta). Perchè la trapuntatura soffice e ben distribuita su ogni strappo, intrappola per bene il latte detergente e quindi viene più facile togliere lo stucco dalla faccia.
Ma veniamo al maggior difetto: dicevo che la carta è meno vellutata di alcune sue concorrenti. Attenzione non sto dicendo che non lo sia, perchè in effetti è sufficientemente flautata, ma con uno sforzo in più potevano fare un capolavoro.
In ogni caso siamo alti, voto 8/10

giovedì 28 gennaio 2010

sono solo macchine


E' strano il rapporto che noi esseri umani evoluti abbiamo con la tecnologia, il più delle volte spegniamo il cervello sicuri che le macchine prendano il posto della materia grigia. Voglio raccontare ciò che mi è accaduto poco fa allo sportello del bancomat, è una scemata, ma è estremamente esplicativa dello stato di morte celebrale a cui stiamo inesorabilmente andando incontro.
Dunque, sono andata a prelevare compiendo i gesti rituali di sempre, quelli che mentre li fai pensi alla biancheria in lavanderia, a tua suocera che ti ha chiamato tre volte, ai calzini bucati di tuo marito, al tramezzino schifoso delle undici, al colore dei capelli da rifare...insomma, pensi a tutto tranne che al PIN o a quello che stai facendo. Come quando si guida percorrendo la stessa strada di sempre. Solo che alla fine è accaduta una cosa diversa dal solito: c'era un tipo dopo di me, e dopo aver ritirato i soldi e la mia carta, mi sono sentita bloccare con un sonoro "Aspetti!!" Preoccupatissima mi sono sentita dire "Signora, deve aspettare!! E confermare di aver terminato le operazioni, altrimenti un altro le prende i soldi dal conto!!". Il tipo pareva intelligente, ben vestito, distinto, ma perchè dice castronerie di questo tipo? In effetti sul display del bancomat era rimasta la scritta "desidera proseguire le operazioni?", ma niente paura dato che la tessera l'avevo ritirata e i soldi pure. Quindi ho deciso di fare un'opera di bene: far capire al tipo che senza tessera non si preleva. Allora, detta così pare una cosa banale, ovvia, ripeto: SENZA TESSERA NON SI PRELEVA. Però c'è un però, la macchina ti fa la domanda e tu se non rispondi che accade? Secondo un ragionamento razionale la risposta è NIENTE, ma secondo un ragionamento dipendente dalla stessa macchina, la risposta è CATASTROFE. Le conseguenze sono: ti svuotano il conto, ti clonano il PIN, rintracciano il tuo indirizzo di casa, ti saccheggiano il frigo, ti mangiano la torta allo yogurt (si, proprio quella che hai fatto ieri) e usano il tuo bagno senza tirare lo sciacquone. E tutto questo perchè quando il bancomat, un computer, una macchina, ti ha chiesto "desidera proseguire le operazioni?" tu gli hai voltato le spalle. Sono stata circa due o tre minuti col tipo a tentare di spiegare che senza tessera non si può prelevare, ma niente...solo dopo, quando me ne stavo per andare, mi sono sentita dire "venga, venga che le faccio vedere!". Ovviamente quando alla domanda "desidera proseguire le operazioni?" lui ha digitato sul si, la macchina gli ha detto di inserire la tessera...
Ecco, se l'uomo non inserisce qualcosa dentro qualcos'altro, questo qualcos'altro non funziona. Non è difficile da capire, non ci vuole molto e qualche volta possiamo tranquillamente voltare le spalle ad una domanda posta da un macchina, e andarcene via fieri di aver scelto di usare la nostra testa.

venerdì 22 gennaio 2010

Il parassita


A volte ho paura, sento il mondo mancarmi sotto i piedi, temo in un calo di attenzioni nei confronti delle mie responsabilità, sento il peso della vita accumularsi sulle mie gracili spalle. E' in quei momenti che mi accuccio come un gatto vicino a te, mi tiro il plaid sulle gambe, mi appoggio su di te. Su quel divano che ha visto di tutto e ha sentito tante storie, su quel divano che ogni tanto lavo dagli odori della vita rendendolo vergine e puro. Metto il rivestimento in lavatrice e lo resetto per farlo ripartire, pronto all'ascolto di nuove storie, pronto a subire i rigurgiti di altro latte, pronto ad assaporare impronte di nutella, tracce di fumo e zaffate intense di caffè. E mentre distrattamente tu leggi, io attingo energia da te, così come un parassita trae linfa vitale dal suo ospite. Perchè il parassita non ha vita autonoma, ma dipende dal suo ospite al quale è più o meno intimamente legato. La relazione tra parassita e ospite può essere anatomica, di sicuro è fisiologica. Il parassita ha una struttura morfologica più semplice rispetto al suo ospite, il ciclo vitale più breve e ha rapporti con un solo ospite. A volte accade che il parassita infetti il suo ospite, procurandogli malattie e infezioni che potrebbero anche farlo morire. A quel punto muore anche il parassita.Mio caro ospite, prometto di mantenere l'igiene e di non infettarti, tu però promettimi di sederti sul divano sempre così, di passare sempre la tua mano tra i miei capelli, di riempirmi di dolci e lievi pizzicotti, ma soprattutto promettimi di sorridermi come fai sempre.Perchè a volte vedo il buio davanti a me, e tu accendi sempre la luce che mi mostra la vita.

venerdì 15 gennaio 2010

Vivere Spettinata (per tutte le donneeeeeee)


Oggi ho imparato che bisogna lasciare che la vita ci spettini, perciò ho deciso di vivere la vita con maggiore intensità.
Il mondo è pazzo. Decisamente pazzo...
Le cose buone, ingrassano. Le cose belle, costano. Il sole che ti
illumina il viso, fa venire le rughe. E tutte le cose veramente belle di
questa vita, spettinano...
- Fare l'amore, spettina.
- Ridere a crepapelle, spettina.
- Viaggiare, volare, correre, tuffarti in mare, spettina.
- Toglierti i vestiti, spettina.
- Baciare la persona che ami, spettina.
- Giocare, spettina.
- Cantare fino a restare senza fiato, spettina.
- Ballare fino a farti venire il dubbio se sia stata una buona idea
metterti i tacchi alti stanotte, ti lascia i capelli irriconoscibili ...

Quindi, ogni volta che ci vedremo, avrò sempre i capelli spettinati...

Tuttavia, non dubitare che io stia vivendo il momento più felice della mia vita. E' la legge della vita: sarà sempre più spettinata la donna che scelga il primo vagoncino sulle montagne russe di quella che scelga di non salire...
Può essere che mi senta tentata di essere una donna impeccabile,
pettinata ed elegante dentro e fuori.

Questo mondo esige bella presenza: pettinati, mettiti, togliti, compra,
corri, dimagrisci, mangia bene, cammina diritta, sii seria...

Forse dovrei seguire le istruzioni però... quando mi ordineranno di
essere felice?
Forse non si rendono conto che per risplendere di bellezza, mi devo
sentire bella... La persona più bella che possa essere!

L'unica cosa che veramente importa è che quando mi guardi allo specchio, veda la donna che devo essere. Perciò, ecco la mia raccomandazione a tutte le donne:

Abbandonati, Mangia le cose più buone, Bacia, Abbraccia, Balla,
Innamorati, Rilassati, Viaggia, Salta, Vai a dormire tardi, Alzati
presto, Corri, Vola, Canta, Fatti bella, Mettiti comoda, Ammira il
paesaggio, Goditela e, soprattutto, lascia che la vita ti spettini!!!!

Il peggio che può succederti è che, sorridendo di fronte allo specchio,
tu ... debba pettinarti di nuovo

Autore Ignoto

lunedì 11 gennaio 2010

i tuoi occhi

Paesaggi innevati, e i tuoi occhi
Freddo, e i tuoi occhi
Tè caldo, e i tuoi occhi
Odore di tabacco, e i tuoi occhi
Schiuma da bagno, e i tuoi occhi
Castelli, laghi, mostri, e i tuoi occhi
Ristoranti, pub, gente, fumo, strade, negozi, sabbia, oceano, strane creature, paura, sonno, amore, desiderio, mancanza, attesa, comunione, parole, silenzio, confidenza, distacco, unione, colazione, brioche
e i tuoi occhi, i tuoi occhi sempre.





lunedì 23 novembre 2009

Il Dio delle piccole cose

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Per quanto a me piaccia entrare nelle librerie, annusare le pagine dei libri freschi di stampa, frugare tra i remainders, scoprire le nuove uscite, per poi tornare a casa con libri diversi da quelli che cercavo; ho deciso di non tradire il verde della campagna che mi circonda per l'afa cittadina di questi giorni. Così ho ordinato quattro libri su un sito internet affidabile: tre di Chuck Palahniuk, autore che mi ha interessato molto col suo "Survivor", e uno per bambini a sfondo ecologista. La scelta è stata faticosa, questi siti dediti alla vendita di libri e cd, sono una sorta di pozzo di San Patrizio per gli appassionati. Si trova di tutto, in edizione economica e non, e i prezzi sono ottimi.
Vista l'unica esperienza precedente di acquisto internettiano, ho deciso di non usufruire del corriere. Perchè si sa, bisogna passare due giorni chiusi tra le mure domestiche ad aspettare il suono del campanello, senza distrazioni, se lo si vuole intercettare. Anche solo una doccia potrebbe costare la mancata consegna del prezioso pacchetto, o magari un raro momento di relax con le cuffie dell'iPod. La tragica esperienza di essere assente nel momento fatidico, l'avevo già provata. Mi sono ritrovata due giorni dopo in un dedalo in piena zona industriale (sotto Natale), dal quale sono uscita sconfitta e senza libri. I magazzini dei corrieri sono nascosti bene...
Quindi mi sono messa nelle mani della Dea Posta, consapevole che i cinque giorni di attesa forse sarebbero diventati dieci. Ma ho pensato che comunque, se a casa non ci fossi stata ad accogliere il postino, il giorno dopo avrei fatto poche centinaia di metri fino all'ufficio postale. Niente di terribile, in fondo. Quindi il mio acquisto è stata una mossa studiata, pensata, ponderato e misurata. Sia nella scelta del materiale da acquistare, sia nella modalità di spedizione. Passati due giorni ho controllato la posta elettronica, una sollecita mail mi avvertiva che i libri erano stati spediti, e che entro tre giorni sarebbero arrivati. Dopo una settimana dall'ordine ho cominciato a pensare "domani arriva il pacco", e l'ho continuato a pensare tutti i giorni, fino al quindicesimo, quando un cartellino giallo infilato nella cassetta della posta e scritto male da un'impiegata sicuramente svogliata, mi informava dell'arrivo dei libri.
Ecco, io ammetto che ai libri ci ho pensato e anche molto. Mi sono gustata l'attesa, e devo dire che avrei aspettato ancora altro tempo. Quando ho portato a casa il pacchetto di cartone avvolto nel nastro adesivo, me lo sono guardato e ho aspettato. Ho esitato ancora qualche minuto prima di aprirlo, ho pensato che non siamo (non sono) più abituati ad aspettare, che una volta l'attesa di una lettera era una delle cose più belle. Adesso comunichiamo in tempo "reale", perchè il tempo passato ad attendere qualcosa non è forse "reale"? E' qualcosa che rende tutto più soddisfacente. Aspettare per avere qualcosa a cui teniamo e che desideriamo non è tempo perso, è tempo prezioso, è quello che rende un semplice acquisto, un piccolo piacere della vita.
Ho aperto la scatola lentamente, prima ho cercato di vedere se i libri c'erano tutti, senza aprirla del tutto, poi li ho tirati fuori. Eccoli. Quattro semplici volumi, tre Oscar Mondadori e una carinissima e colorata edizione Giunti Junior. Non me li aspettavo così belli, scommetto che se li avessi visti in libreria non li avrei notati. Invece sono meravigliosi, come meravigliosa è stata l'attesa.

Ciao Paul

mercoledì, 01 ottobre 2008

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L'arte è la vita ma su un altro ritmo

domenica, 03 agosto 2008

4f6d_1_bBellissima la citazione di Muriel Barbery, tra l'altro è condivisibile in pieno. Ho sempre creduto che l'Arte non fosse qualcosa di estraneo al tangibile del quotidiano, basta cambiare frequenza e la possiamo percepire. Esistono momenti del genere nella vita di tutti i giorni, l'essenziale è accorgersene. Sarà banale, ma trovo artistico un bacio ricevuto da un bambino, o la piccola tenerezza di un gesto quotidiano qualunque.
Ieri mi è capitata una faccenda che secondo me è artistica, e mi sono sentita un po' spiazzata.
Non per fare la dura, ma io di solito non mi spiazzo con facilità e sto cominciando a temere di essere diventata troppo romantica. So che razza di vita ingrata si prospetta a questo tipo di persone, ma non ci posso fare niente. La malinconia mista alla beatitudine degli istanti è una condizione che sta diventando sempre più mia. Risentire, anzi, sentire una persona dopo tanti anni è artistico? Dipende, nel caso mio lo è stato. Tra l'altro lo è stato inaspettatamente. Credevo si sarebbe trattato comunque di qualcosa di piacevole, ma non di artistico. Ed è questa la bellezza.