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venerdì 21 maggio 2010

Down with love (Abbasso l'amore) -2003-





Film del 2003, nostalgicamente ci riporta indietro di una cinquantina d'anni, quando spopolavano le commediole con Doris Day e Rock Hudson. Quando si cominciavano a vedere i primi risultati dell'emancipazione femminile, con protagoniste battagliere e determinate che non volevano cedere alle lusinghe maschili, ma che alla fine si innamoravano perdutamente del tanto combattuto "uomo predominante".
In quegli anni si cominciavano a vedere i primi letti matrimoniali, fino a pochi anni prima tabù nel cinema americano. In una scena del film Il visone sulla pelle la protagonista (una frizzante Doris Day, appunto) immagina letti ovunque...
Spopolavano i telefoni duplex, nei ristoranti, nel club, nei saloni di bellezza. "C'è una chiamata per lei, signorina" era la frase che il solerte cameriere pronunciava col telefono in mano.
Il technicolor era un must e le ambientazioni simili a bomboniere facevano vivere allo spettatore una favola, una vita surreale che non apparteneva praticamente a nessuno.
Gli attici di New York, la luna piena, le auto lucide, i vestiti ed i cappellini con colori caramellosi, i dialoghi scoppiettanti, in questo film c'è tutto questo, ma c'è anche di più. E' una commedia egregiamente sceneggiata, magnificamente interpretata da Renée Zellweger e Ewan Mcgregor (bellissimo), in cui la parodia, l'ironia e l'omaggio cinematografico, si mescolano in maniera eccellente per dare alla fine un risultato godibilissimo. Si ride anche molto.
Nota particolare per i titoli di coda, in cui i due protagonisti mettono in scena una piacevole scena musicale (entrambi sanno anche cantare...)

Voto al film 8.5/10

giovedì 1 aprile 2010

Tutto o niente (2002)


Film di Mike Leigh regista britannico, un esponente del neorealismo inglese.
Al centro delle vicende tre famiglie che abitano la periferia londinese, un particolare occhio di riguardo viene dato alla quotidianità di Phil e Penny e dei loro due figli.
Questo regista possiede la capacità di rendere i personaggi persone umane, molto umane, talmente umane da indurre lo spettatore spesso nell'imbarazzo, come se stesse sbirciando nella vita di qualcun altro. L'ambiente in cui vivono, a differenza di Ken Loach, non possiede una carica di denuncia evidente, ma è intrinseca in certe immagini ed in certe situazioni: i grandi palazzi popolari, le strade squallide dell'ambiente suburbano, i lavori senza possibilità di emancipazione e di carriera, la povertà e la sopravvivenza quotidiana, ecc. Quindi quello di Leigh non è un impegno sociale immediato, ma assolutamente deducibile. A fare da primo piano nei suoi film, sono le storie d'amore e d'affetto, quelle che si vivono all'interno di quel contesto, ma che sono universali e riadattabili a qualsiasi altro ambiente. Le dinamiche tra i personaggi non sono mai esplicite, i caratteri si esprimono sempre attraverso il turpiloquio, gli sguardi, i gesti, i comportamenti. Niente viene spiegato, ma solo intuito e alla fine compreso, proprio perchè estremamente umano. Gli abbracci e le lacrime, le grida e le porte sbattute, non sono altro che sentimenti muti, espressi per vie traverse. E in queste espressioni si racchiude il male di vivere, l'inadeguatezza verso una condizione umile impossibile da accettare, e una difficoltà nel richiedere e nel dare amore causata proprio da contesto in cui si vive. Ma alla fine di tutti i suoi film, Leigh ci regala una speranza, e questo film non fa eccezione.
8/10

mercoledì 24 marzo 2010

8 donne e un mistero (2002)















Dopo aver parlato di Angel, continuo a consigliare i film di François Ozon, regista troppo interessante per passare inosservato (non mancherò di scrivere qualcosa anche sul resto della sua filmografia).
8 donne e un mistero è un film che spiazza in continuazione. Girato in un interno, come una pièce teatrale, è un po' sullo stile di Agatha Christie, un po' musical (le otto protagoniste a turno cantano una canzone e ballano), un po' dramma e un po' commedia comica. Caratteristica del regista in questione, è quella di adoperare e rivisitare stili classici che hanno segnato la storia del cinema. La pellicola si pregia di battute intelligenti e riesce ad inquadrare la psicologia e le sfaccettature delle otto donne protagoniste. Un cast eccezionale composto da attrici francesi di nuova e vecchia generazione: Deneuve, Huppert, Ardant, Bèart, Darrieux.
Le vicende che si snodano all'interno della villa in una giornata di neve, girano intorno alla morte del marito di Gaby (Deneuve), trovato morto sul letto dalla cameriera (Bèart). Isolate dal tempo nevoso e dall'impossibilità di comunicare con la polizia (qualcuno ha tagliato i fili del telefono) le protagoniste cercano interrogandosi a vicenda, di scoprire l'assassina.
In realtà oltre al giallo, Ozon cerca un pretesto per approfondire le psicologie delle donne e per trattare i legami strettamente femminili (rancori, invidie, rapporti madre-figlia, sessualità) che legano le une alle altre, e lo fa rivelando pezzettini delle loro vite uno alla volta, come colpi di scena.
Commedia amara che ricorda Cukor per le battute e l'ironia, che profuma di Hitchcock (l'acquistò per fare un film che però non girò mai) per gli elementi legati alla suspence e al giallo, che si rifà al Truffaut di L'uomo che ama le donne. Un gran film, che svela al pubblico internazionale un regista, François Ozon, eclettico e libero nell'espressione della sua arte.

9/10

giovedì 18 marzo 2010

Eden Lake (2008)









Oggi ho voglia di parlare di un film che appartiene ai recuperi. Pellicola inquietante che ho deciso di vedere dato che sto ripassando la cinematografia di Michael Fassbender, new entry tra "i miei" attori talentuosi. E anche abbastanza carino...diciamo, hem...passabile.
La storia è piuttosto semplice, una coppia di fidanzati innamorati e felici, decidono di passare un weekend immersi nella natura, sulle rive di un romantico laghetto circondato da una foresta selvaggia. Purtroppo le cose non vanno come dovrebbero, quando i due incontrano un gruppo di bulli, una gang di minorenni violenti e senza scrupoli.
Niente di nuovo all'orizzonte, il film sfrutta schemi narrativi e trovate abbastanza usuali che arricchiscono la visioni di suspence e pathos. Però il film è decisamente ben fatto, salti sulla poltrona se ne fanno a raffica, e le tematiche di base sono abbastanza attuali. Fino a che punto arriva la meschinità umana, e cosa spinge i minorenni di oggi a trovare espressione e appagamento nella violenza più bruta? Che significato ha "il branco" ed è vero che basta un solo elemento negativo a trascinare tutti gli altri nell'abisso? Da quale contesto sociale sono circondati questi ragazzi?
Due gli elementi riassuntivi: i filmini fatti col cellulare dall'unica ragazza del branco, che non usa violenza, ma che cerca di catturarla; e i rayban tanto desiderati ed infine ottenuti, dal capetto della gang.
Film indie britannico, che si merita un 7/10.


lunedì 15 marzo 2010

Angel - La vita, il romanzo (2007)






Il regista francese François Ozon si conferma talentuoso, questa volta rievoca il cinema anni 40 per tirarne fuori un melò con tutti i crismi. Angel ricorda Rossella in Via col vento, e incarna l'artista che vive nel suo mondo fantastico, pagandone amaramente le conseguenze. Lo stesso Ozon ha dichiarato che c'è qualcosa di autobiografico nella personalità della protagonista, così chiusa dentro la sua arte da non riuscire a prendere contatto con la realtà. Angel perde la sua identità quando capisce che la sua scrittura può essere non più al servizio di se stessa, ma un mezzo per ottenere le ricchezze che ha sempre desiderato. Prime fra tutte Paradise, un'opulenta villa simile ad un castello di una principessa. L'arte come mezzo per ottenere beni effimeri, contrasta con l'arte personale ed incompresa di Esmé, che al contrario di Angel, si esprime solo per se stesso. I suoi quadri non possiedono ambizione, e rappresentano un mondo grigio e intimo che contrasta fortemente con i colori forti e sfacciati della protagonista. Esmè pagherà per amore, Angel soffrirà per amore, portando entrambi su due strade che si incrociano solo apparentemente. In realtà i due sono distanti anni luce, così come può essere distante il cinema sussurrato e autoriale, da quello strombazzato e volgarmente appariscente.
Insomma, un film che al suo interno possiede molte più tematiche di quanto possa sembrare, un film che parla prima di arte, poi d'amore, in cui lo stampo melò non è altro che un linguaggio per raccontare e per affrontare temi molto più profondi e interessanti.

10/10


lunedì 1 febbraio 2010

I segreti di Brokeback Mountain


Ebbe si, non l'avevo ancora visto...e allora? I vari riconoscimenti prima e la morte di Heath Ledger dopo, mi avevano impedito psicologicamente l'approccio al film. Mi ero sempre detta che avrei dovuto recuperarlo prima o poi, e così è stato. Ang Lee è un regista manierista, ma gradevolmente romantico. Un poeta dei sentimenti. E anche questa volta la sua struggente poesia ha colpito nel segno.

Jack e Ennis sono due cowboy del Wyoming, di quelli veri. Il primo fa anche rodei, il secondo si occupa di bestiame e di pascoli. Tra i due nasce l'amore, un sentimento che durerà per trent'anni, ma che non riesce mai ad essere vissuto fino in fondo. Causa di questo è la condizione sociale e culturale dell'america rurale e conservatrice degli anni sessanta. In questa oasi montanara incontaminata, i due ragazzi scoprono prima la passione e poi l'amore.
L'intera pellicola è giocata sui primi piani dei due uomini, sui loro sguardi. Jack è generoso, Ennis è restìo, chiuso nei suoi silenzi, abbassa di continuo lo sguardo. La paura di amare e di essere amati completamente frena il carattere già ermetico di Ennis. Per lui gli unici momenti di vera vita sono quelli passati con Jack a Brokeback Mountain, a volte passano anche anni tra un incontro e l'altro, eppure Ennis riesce a vivere solo per quello. Jack dimostra invece più ottimismo e coraggio, chiede di continuo a Ennis di poter dividere con lui la vita, ma i problemi e le incomprensioni sociali fuori da quella piccola oasi che è Brokeback Mountain, sono troppo pesanti per essere sopportati dalle gracili spalle di Ennis. E così i due amanti sfortunati, vivono una doppia vita: quella di padri e mariti e quella fatta da piccoli istanti di grande amore clandestino. Fino allo struggente finale...."Jack, I swear"

Jake Gyllenhaal è bravo, ma Ledger è mostruoso, di una bravura impressionante.

Il film è splendido, 9/10











giovedì 21 gennaio 2010

4 mesi, 3 settimane e 2 giorni


Ho rimandato all'infinito la visione di questo film rumeno di Cristian Mungiu. E' del 2007 ed ha vinto la palma d'oro. Rimandavo perchè il tema, l'aborto clandestino, mi ha sempre frenato. Non avevo voglia di vedere immagini dolorose che scuotono la parte più sensibile del mio essere donna. I film che trattano il tema li ho sempre accuratamente evitati, infatti. Ma non potevo mancare alla visione di questo, soprattutto perchè descrive realisticamente l'atmosfera rumena degli ultimi anni del regime Ceausescu. E' la storia di una studente universitaria che aiuta l'amica ad eseguire un aborto clandestino. Quello che colpisce del film è sicuramente l'atmosfera soffocante di una nazione che limita il pensiero e i movimenti. Mi sono sentita legata anche fisicamente, e le immagini squallide sia degli interni che degli esterni, rendono la pellicola dura da digerire. Lo stile è realistico e la scena della cena intorno al tavolo a casa del fidanzato della protagonista, è quella che mi è piaciuta di più.
Una nazione e delle persone senza futuro, uno spaccato di solitudine interiore e di sofferenza. Molta disperazione.

Conclusione? Preferisco un altro tipo di cinema.

voto: 6.5

lunedì 18 gennaio 2010

Sherlock Holmes, A Christmas Carol e I love you man. Tre in un colpo solo.

Riprendo in mano le mie considerazioni cinematografiche dopo lunga pausa, e lo faccio con un trittico di pseudo cazzate, che però a tratti fanno bene alla panza di una cinefila a digiuno da troppo tempo (tre settimane?).


Comincio col meglio e finisco col peggio: Sherlock Holmes. Film che ama il cazzeggio, così come il suo regista. Il simpatico Guy Ritchie ci propina un investigatore lercio e drogato, che si diverte con le droghe e le lotte stile Figth Club. Il film si snocciola leggiadro e scorrevole, regalando allo spettatore momenti divertenti e rocambolate registiche niente male. Notizia fresca di giornata è il Golden Globe a Robert Downey J. come attore protagonista...mi pare esagerato, ma ormai questo attore (bravo, eh) lo premierebbero anche se facesse la pubblicità dei plasmon.
Tornando al film: belle le ambientazioni, carina ma non originale la trama, ottima la regia. Peccato però che i contenuti sono un po' usa e getta, e dopo qualche giorno uno si può anche dimenticare di aver visto il film di Ritchie. Va beh, piuttosto scontato un sequel.


Continuo con A Christmas Carol. Film del grande (mi sembra il caso di dirlo) Zemeckis. Qui andiamo sul classico, nessuna variazione al fortunato racconto di Dickens, recitazione ineccepibile del camaleontico Jim Carrey. C'è anche Gary Oldman (oltre a Colin Firth) e scusate se è poco.
Se non fosse per il digitale e il 3d, il film sarebbe scivolato via con estrema indifferenza da parte della sottoscritta. Ma visto in periodo natalizio con gli occhialetti e la neve fuori dalla sala cinematografica (e anche dentro, dato che gli effetti 3d regalavano i fiocchi di neve anche in sala) ha lasciato traccia. In ogni caso il racconto di Dickens non mi stuferebbe mai, anche se ne facessero 100 versioni cinematografiche...ma forse ne hanno già fatte più di 150.



Passiamo alle note dolenti: recuperato I love you man. Filmetto commediola senza vette, senza novità, senza entusiasmo, ma soprattutto senza niente di cui parlare. Il film si regge su di una trama scontata e debolissima, quasi mi hanno fatto pena gli sceneggiatori. Si tira avanti nella visione con enormi sbadigli, a forza di inerzia, provando quasi pietà per quelle scene e quelle battute stiracchiate, forzate. Sembrerebbe che qualcuno abbia detto agli sceneggiatori: 'andate e fate ridere'. Peccato che il film, oltre a non avermi strappato neanche un sorriso, mi ha provocato istinti omicidi nei confronti della coppietta perfetta dei fidanzatini, per poi procurarmi istinti omicidi nei confronti della coppietta perfetta dei due neo amichetti. Bleah.