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domenica 6 giugno 2010
Big Fish (2003)
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lunedì 1 febbraio 2010
I segreti di Brokeback Mountain

Ebbe si, non l'avevo ancora visto...e allora? I vari riconoscimenti prima e la morte di Heath Ledger dopo, mi avevano impedito psicologicamente l'approccio al film. Mi ero sempre detta che avrei dovuto recuperarlo prima o poi, e così è stato. Ang Lee è un regista manierista, ma gradevolmente romantico. Un poeta dei sentimenti. E anche questa volta la sua struggente poesia ha colpito nel segno.
giovedì 21 gennaio 2010
4 mesi, 3 settimane e 2 giorni
martedì 24 novembre 2009
Come Eravamo
Film di Sidney Pollak, regista che io adoro e che ho deciso di rivisitare dopo alcuni anni che non vedo i suoi film (tranne La mia Africa che ogni tanto mi sparo).
E' la storia d'amore tra Katy e Hubbel, due persone agli antipodi. Ebrea lei, impegnata politicamente, comunista, intellettuale, non bella ma affascinante, seriosa e intransigente. Classico americano lui, appartiene alla upper class, è bellissimo, sportivo, corteggiato e fondamentalmente disimpegnato. La loro storia comincia all'università e finisce a Hollywood dove Hubbel fa lo sceneggiatore. Lo sfondo è quello dell'America nei suoi anni più intensi che vanno dalla fine degli anni trenta alla fine degli anni cinquanta. Era troppo difficile rimanere indifferenti a quello che stava accadendo: Pearl Harbor, la morte di Roosevelt, la caccia alle streghe, il nucleare. E Katy appassionata e dedita alla politica, finisce per perdere di vista i bisogni di leggerezza di Hubbel. Dall'altra parte lui, non riesce ad accettare completamente le differenze tra loro due. Il film è giocato sui dialoghi della coppia, sul passare del tempo, sui problemi, sul riprendersi dopo essersi più volte lasciati. E' una storia tormentata, ma di sicuro c'è amore fino all'ultima sequenza. Il film non è immune da difetti (qualche prolissità di troppo, una non perfetta alchimia tra i protagonisti) ma è proprio questo a renderlo estremamente affascinante. Tra l'altro credo sia uno dei pochi film americani degli anni settanta (forse l'unico) che parla di comunismo e che ha come protagonista una comunista. Il film subì diversi tagli proprio per questo, e purtroppo si notano e rovinano la visione. In ogni caso, come in tutti i film di Pollack, traspare passione vera. E a me questo basta.
lunedì 23 novembre 2009
Marie Antoinette
Il giudizio di un film dipende moltissimo dallo stato d'animo in cui ci troviamo durante la visione. Quando vidi al cinema l'ultima opera della Coppola, mi aspettavo altro. Nella mia mente sono sempre state impresse le delicate immagini di Lost in Translation, le tematiche sussurrate, il senso di vuoto e la tensione emotiva che la pellicola mi aveva trasmesso. Frastornata dai colori, musiche e costumi, non mi ero accorta che anche Marie Antoinette trasmettesse le stesse identiche sensazioni. (Ri)Visto a casa (con tutti i contro di una visione casalinga), il film miracolosamente si è spogliato dei sovraccarichi e si è mostrato per quello che in effetti è. Un viaggio nella solitudine della gioventù, una galera d'oro nella quale il tempo è noia, la tristezza dell'incomunicabilità, la difficoltà delle relazioni, la superficialità della vita sociale. Giocato tra moderno e antico, pennellato di rosa e celeste, riempito da fiumi di champagne, il film riesce comunque a incutere tristezza in chi lo vede. Ci si riconosce nella protagonista, nonostante sia lontana da noi anni luce, la sentiamo vicina e almeno una volta nella vita abbiamo vissuto i momenti di Marie Antoinette. Sofia Coppola con la sua bellissima e intensa trilogia, ha dimostrato passo dopo passo, di essere cresciuta tantissimo.
Il visone sulla pelle
Il film si regge su di una brillante sceneggiatura, battute spiritose si susseguono senza mai annoiare.
Gli interpreti sono due grandi del genere: Cary Grant (attore di cui ho sempre voglia di parlare) e l'americanissima Doris Day, altro perno del genere.
La storia è piuttosto sfruttata, una cenerentola riveduta e corretta. La ragazza di provincia squattrinata, in cerca di lavoro e piena di sani principi morali, incontra un ricco belloccio playboy, che senza impegno, se la vuole trascinare tra alberghi lussuosi e mete romantiche. Ma non è tanto la trama il punto di forza, quanto le situazioni divertenti e lo scambio di battute spiritose, che rendono il film una chicca del genere.
Obsoleti i contenuti "morali" che il film si trascina dietro, ma decisamente godibile tutto l'insieme.
Degne di nota soprattutto le interpretazioni dei personaggi di contorno interpretati da Gig Young, John Astin e Audrey Meadow.
Nel suo candore di ragazza per bene americana, Doris Day ha rappresentato per intere generazioni, il prototipo della salute fisica e morale. Spesso accoppiata con attori belli come Rick Hudson e Cary Grant appunto, ha fatto la fortuna di un filone oggi scomparso.
Con nostalgia rivediamo le scene di queste commedie, che ci hanno lasciato diversi anni fa, e che con fatica hanno fatto capolino nel panorama cinematografico anche in seguito, ma che per forza di cose non potranno più tornare.