mercoledì 28 aprile 2010

il cinefilo della domenica



Comincio col dire che non c'è niente di male ad esserlo, io non discrimino nessuno, nemmeno quello che non si perde un cinepanettone o un cinepasqualone. Ognuno vive le cose a modo proprio e come gli pare, io per esempio, sono una "della domenica" di molte cose. Una turista della domenica, una ciclista della domenica, una lettrice di fumetti della domenica, e tanto altro ancora. Ma cosa contraddistingue il cinefilo fake, dilettante, occasionale, da quello autentico?

- il cinefilo della domenica quando va al cinema sceglie il film sul giornale, su internet o direttamente alla multisala. Il cinefilo vero no, lui sa già cosa andare a vedere, a volte mesi prima e in taluni casi, anni prima. Il cinefilo conosce a menadito la programmazione cinematografica futura, presente e passata.

- il cinefilo della domenica quando sente un titolo di un film che disconosce, non chiede mai "di chi è?", ma "con chi è?". E se la risposta comporta una lista di nomi sconosciuti ripiega su qualcos'altro. Almeno un "Tom Cruise" qualsiasi ci dev'essere.

- se alla domanda "cosa ti piace?" la risposta è "il cinema" si controbatte con aria di sufficienza dicendo "si, e poi?", vuol dire che si ha davanti un cinefilo occasionale. Il soggetto in questione crede che il cinema sia più un "andare al cinema", così come "andare al bar" o "andare a fare due passi". Il cinema è un'arte complessa, ma lui non lo sa.

- il cinefilo occasionale è convinto che i gestori dei videonoleggi siano tutti surrogati di Morandini, quindi chiede pareri sui film da noleggiare fidandosi ciecamente.

- il cinefilo finto divide i film in tre grosse categorie: quelli da ridere, quelli da piangere e quelli di paura. Come se l'essere umano fosse un soggetto emotivamente limitato, e dimenticandosi che la sfera emotiva è dotata di infinite sfumature. E così è l'arte, quindi il cinema.

- il cinefilo tradizionalista, è una sottospecie del cinefilo della domenica. E' uno che guarda solo ed esclusivamente film italiani, ambientati in Italia, preferibilmente recitati da attori di fiction rai con accenti regionali. E' lo stesso che al ristorante tailandese di Londra chiede gli spaghetti alla carbonara. E' lo stesso che dice che mamma è la migliore cuoca del mondo, ed è lo stesso che poi chiama suo figlio Jonathan e sua figlia Sarah con l'acca finale.

- il cinefilo ecologico è un'altra sottospecie, ed è quello che vede solo documentari naturalistici o film "educativi". E' molto raro trovarlo.

- il cinefilo fracassone, altra sottospecie. E' quello che non si perde nessun film farcito di effetti speciali (soprattutto in 3d) e sonori spacca-timpani. Di solito è un ragazzino che vive in simbiosi con la PS3 e che non ha raggiunto la maggiore età, oppure un adulto non ancora cresciutissimo. In genere frequenta solo le multisale, mangia spesso da MacDonald, e ovviamente entra in sala con quantità industriali di popcorn e CocaCola.

- ma tornando al tradizionale cinefilo della domenica, altra caratteristica è l'insofferenza di fronte alle scene dove non ci sono dialoghi, oppure dove ce ne sono troppi e manca l'azione. Cominciano a muoversi insofferenti sulla poltrona, a sbadigliare, a mandare sms, o (peggio ancora) ad alzarsi per andare a prendere il famigerato pacchetto di patatine, quello che basta sfiorarlo per impedire al resto del pubblico di ascoltare i dialoghi. I poveri cinefili si trovano costretti così a seguire il resto del film leggendo il labiale degli attori e facendo "ssssssssh".

- il cinefilo della domenica è quello che si scandalizza con enorme facilità. Magari legge i dettagli della cronaca nera locale, o guarda quel programma porno che è Studio Aperto, però di fronte a scene di violenza e/o sesso, si copre gli occhi e commenta col vicino.

- il gruppetto di cinefili della domenica, li riconosci. Sono chiassosi, sono generalmente tutti accoppiati, quando ti passano davanti (o se ti si siedono vicino) scopri che si sono rovesciati addosso l'intero flacone di Acqua di Giò. Le donne sono in tiro e fresche di parrucchiere, gli uomini con la camicia e la panza. Sarebbe meglio chiamarli "cinefili del sabato sera" perchè è l'unico momento della settimana in cui si decidono ad andare al cinema. Non stanno zitti mai, durante i trailer parlano sempre dell'università dei rispettivi figli e non spengono il cellulare.

- altra prerogativa del cinefilo della domenica, è quella (di solito avviene al videonoleggio) di non considerare MAI nessun film prodotto prima dell'anno corrente, o al massimo, dell'anno scorso. Il film dev'essere "nuovo", perchè se è vecchio è fuori moda.

- il cinefilo della domenica compie le scelte del film in base al trailer e alla locandina. Entrambe devono essere fighe, altrimenti il film non lo vanno a vedere.

- il cinefilo paesaggista, altra interessante sotto-specie. E' quello che sceglie il film da vedere in base alla location, che dev'essere o esotica (di solito va forte Miami, o i deserti africani) o familiare/sentimentale (lo scorcio de Roma mia bella, la campagna lucana, il piccolo borgo umbro dove siamo stati st'estate...).

- il cinefilo della domenica, si alza dalla poltrona non appena "avverte" che il film sta per finire. Non aspetta manco i titoli di coda, come se avesse paura di non riuscire ad uscire dalla sala. E subito dopo commenta ad alta voce, dà giudizi in genere pecorecci.

Il cinefilo, invece, rimane seduto. Aspetta lo scorrere dei titoli, medita, non esprime pareri immediati. Deve digerire, deve assimilare, riflettere, capire, ponderare, e forse riesce a esprimersi dopo, più tardi. Spesso il giorno seguente. I film vanno metabolizzati, a volte sembrano non toccarci, poi inaspettatamente un giorno ricordiamo un'atmosfera, una piccola emozione, un'espressione di un volto che ci riporta alla pellicola che apparentemente non ci aveva entusiasmato. Il cinefilo i film se li deve dormire, mangiare, li deve rivedere. Non arriva mai al cinema in ritardo, piuttosto che vedere un film senza inizio rinuncia. Ha bisogno di un rito quasi zen prima di sedersi sulla poltrona di un cinema, soprattutto quando sa che sta per assistere ad un film importante, o atteso. Ci deve essere poca gente in sala, silenzio, la posizione dev'essere centrale e non troppo vicina. I trailer sono importanti, ma non fondamentali. Il cellulare si spegne prima, niente cibo, al massimo una bottiglietta d'acqua. Durante la visione non si parla, non si va in bagno, e si auspica in un'assenza di stacco tra il primo e il secondo tempo: le luci violente della sala irromperebbero spezzando la magia.

lunedì 12 aprile 2010

Swimming Pool (2003)




Altro film di François Ozon (periodo in cui non riesco ad andare al cinema, le giornate sono troppo belle, la natura sta sbocciando ed io ho una macchina fotografica NUOVA!).
Scrittrice londinese di romanzi gialli in crisi d'ispirazione decide di accettare l'offerta del suo editore con il quale ha una relazione: trascorrere del tempo da sola nella sua villa con piscina che si trova nelle campagne francesi.
Durante il rilassante e solitario soggiorno, a irrompere e a turbare la tranquillità della donna, arriva Julie, giovane e spregiudicata figlia del suo editore. Comincia una convivenza all'inizio difficile, poi complice. La donna riuscirà a portare a termine "il suo romanzo più personale" soprattutto grazie al rapporto con la giovane Julie.
Colpo di scena finale.
Film a metà tra il giallo e l'introspettivo, in cui ciò che veramente interessa al regista è descrivere le personalità delle due donne, così opposte e al tempo stesso così vicine da sfiorarsi. Ma oltre a questo, Ozon affronta il tema dell'ispirazione artistica, e del distacco dalla realtà che caratterizza la vita di molti artisti. Ricongiungendo la pellicola al suo film successivo Angel, in cui il tema della realtà e dell'immaginario sono ancora una volta affrontati con intelligenza e empatia (e molto probabilmente con una buona dose di autobiografia).
Le inquadrature di Swimming Pool sono studiate e affascinanti, i silenzi e i gesti della protagonista (ancora una volta Charlotte Rampling) sono perfetti e Ozon si riconferma grande conoscitore del femminile, in ogni sua forma, dalle pulsioni sessuali fino ad i disordini alimentari.
Film denso e incredibilmente completo.
9.5/10

venerdì 2 aprile 2010

Buona Pasqua con John White Alexander



Ringrazio Filippo per la segnalazione dei dipinti, e auguro a tutti una Pasqua serena.















giovedì 1 aprile 2010

Tutto o niente (2002)


Film di Mike Leigh regista britannico, un esponente del neorealismo inglese.
Al centro delle vicende tre famiglie che abitano la periferia londinese, un particolare occhio di riguardo viene dato alla quotidianità di Phil e Penny e dei loro due figli.
Questo regista possiede la capacità di rendere i personaggi persone umane, molto umane, talmente umane da indurre lo spettatore spesso nell'imbarazzo, come se stesse sbirciando nella vita di qualcun altro. L'ambiente in cui vivono, a differenza di Ken Loach, non possiede una carica di denuncia evidente, ma è intrinseca in certe immagini ed in certe situazioni: i grandi palazzi popolari, le strade squallide dell'ambiente suburbano, i lavori senza possibilità di emancipazione e di carriera, la povertà e la sopravvivenza quotidiana, ecc. Quindi quello di Leigh non è un impegno sociale immediato, ma assolutamente deducibile. A fare da primo piano nei suoi film, sono le storie d'amore e d'affetto, quelle che si vivono all'interno di quel contesto, ma che sono universali e riadattabili a qualsiasi altro ambiente. Le dinamiche tra i personaggi non sono mai esplicite, i caratteri si esprimono sempre attraverso il turpiloquio, gli sguardi, i gesti, i comportamenti. Niente viene spiegato, ma solo intuito e alla fine compreso, proprio perchè estremamente umano. Gli abbracci e le lacrime, le grida e le porte sbattute, non sono altro che sentimenti muti, espressi per vie traverse. E in queste espressioni si racchiude il male di vivere, l'inadeguatezza verso una condizione umile impossibile da accettare, e una difficoltà nel richiedere e nel dare amore causata proprio da contesto in cui si vive. Ma alla fine di tutti i suoi film, Leigh ci regala una speranza, e questo film non fa eccezione.
8/10