lunedì 23 novembre 2009

Lo scafandro e la farfalla

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Una difficile scommessa questo film, che sulla carta avrebbe potuto scadere nel pietismo, oppure diventare il festival della retorica. Diverse opere in passato hanno avuto queste caratteristiche, ma per fortuna non è stato così per il film di Julian Schnabel. I toni usati sono sempre asciutti, spesso il protagonista (un grandissimo Mathieu Amalric) è ironico, dissacrante, un tantino malefico nel giocare con i sentimenti della madre dei suoi figli.
Durante i primi trenta minuti si vive l'esperienza drammatica in prima persona, la telecamera si sostituisce all'occhio del protagonista e ci si immediesima completamente. Si soffre con lui, ci si arrabbia anche con lui. Poi lo sguardo si allarga, e piano piano si diventa anche spettatori. Fino a raggiungere la mente del malato, vedere i suoi sogni, i suoi ricordi, le sue fantasie. Il film prosegue scandito da un inedito alfabeto, le lettere in sequenza che serviranno a Jean-Dominique per scrivere il suo libro.
I momenti onirici si alternano alla fredda realtà della casa di cura, ad un'amicizia goffa ma sincera, all'amore paterno sia ricevuto che dato, alle cure mediche. Molti i riferimenti alla religione, al significato della fede, all'ipocrisia della preghiera che arriva solo nei momenti del dolore, del bisogno, come una merce di scambio.
Bellissima la messa in evidenza tra l'amore vero, quello che tutto accetta, e l'amore superficiale, il non-amore. Non è retorica, è vita.
Sembra quasi che la storia di Jean-Dominique, la sua agonia, la sua prigionia, siano dei pretesti per affrescare un vero e proprio inno alla vita. Quello che viene costantemente messo in rilievo, non è tanto il dolore, quanto la voglia di vivere. Ed è per questo che Lo Scafandro e La Farfalla è pieno di ottimismo, pur essendo un film triste, contiene più voglia di vivere di una manciata di commedie brillanti.
Il palombaro imbrigliato in fondo al mare è anche una farfalla che vola leggera in cielo.

1 commento:

  1. "Sembra quasi che la storia di Jean-Dominique, la sua agonia, la sua prigionia, siano dei pretesti per affrescare un vero e proprio inno alla vita. Quello che viene costantemente messo in rilievo, non è tanto il dolore, quanto la voglia di vivere. Ed è per questo che Lo Scafandro e La Farfalla è pieno di ottimismo, pur essendo un film triste, contiene più voglia di vivere di una manciata di commedie brillanti.
    Il palombaro imbrigliato in fondo al mare è anche una farfalla che vola leggera in cielo."

    Esatto, è un film incredibilmente pieno di vita e di desiderio di vivere, c'è una tale letizia in quest'uomo chiuso nel suo scafandro, che è sconfortante constatare quanto noi uomini/donne liberi, perfetti, senza costrizioni e limitazioni d'ogni tipo, spesso ci rifiutiamo di viverla appieno. E poi la regia di Schnabel è fantastica, quelle visioni dall'occhio di Dominique sono stupende, di lui ti consiglio "Prima che sia notte" con un fantastico ( ma non è una novità) Javier Bardem.
    Ah, sono ednorton del dvdforum :)
    Ciao

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